Dighe Lago Bianco e Centrale Robbia
Un vero progetto architettonico deve sempre essere una sintesi tra una risposta a un tema e una risposta a un sito e questa sintesi deve sempre avere il supporto di una struttura. Per ragioni diverse gli ingegneri avevano previsto la costruzione di una “diga a peso” che riprendeva la forma della diga esistente ad archi concavi. Quale poteva essere il contributo dell’architetto? Quello di dare continuità al lavoro dell’ingegnere rappresentando la sua scelta strutturale con un unico segno che meglio ne evidenziasse la natura. Se l’arco concavo di cemento è l’espressione di un certo modo di resistere alla spinta dell’acqua, un altro arco, convesso e di altro materiale è l’espressione di un altro modo di resistere alla spinta dell’acqua. In sostanza un sistema statico costruttivo deve avere una sua precisa espressione che, se messa in relazione con un concetto altrettanto preciso di costruzione del paesaggio, può far sperare in una corretta soluzione dei problemi posti. In questo modo le discussioni sulla diga troppo alta, troppo lunga, troppo grigia, troppo artificiale ecc. perdono qualsiasi importanza e il lavoro dell’architetto diventa: la precisione della curva, la giusta pendenza, la natura dei raccordi tra artificio e natura. Con l’ampliamento delle dighe del Lago Bianco si prevedeva l’ampliamento della Centrale Robbia, con una nuova centrale idroelettrica e una centrale di smistamento elettrica SF6: di fianco all’attuale centrale, posizionata perpendicolarmente al pendio si prevedevano due ulteriori edifici, disposti su uno zoccolo in parallelo al pendio, inseriti in fondo al piano Robbia. Diversi in dimensione, data dai contenuti, erano previste con una stessa struttura, composta da una serie di telai in acciaio con stacchi traslucidi. Con A. Galfetti






